mercoledì 19 marzo 2008

L'equilibrista

L’equilibrista gioca con la gravità dei sogni che ha nell’anima
Fai volare in alto tutto e non temer di non saper riprenderlo
Prendi i tuoi misteri e lanciali tra mille torce, illumina
Danzo sulla corda che mi tendi con i tuoi occhi elastici
Mai silenzio
Mai…

Marta sui Tubi - "L'equilibrista"

martedì 18 marzo 2008

Sognando Babilonia



Tutti i muri del camerino erano coperti di arazzi sulle mie imprese di baseball, intessuti in oro e coperti di pietre preziose.
Su un arazzo decapitavo un lanciatore con una palla tesa. Un altro rappresentava un gruppo di avversari in piedi intorno a un enorme buco tra la seconda e la terza base. Non l'hanno mai trovata quella palla. Un altro ancora mi mostrava mentre ricevevo una vassoiata di pietre preziose da Nabucodonosor, per aver finito la stagione 596 a.C. con ottocentonovanta battute.


"Che prendi?" disse.
"Solo una birra" dissi.
"E' meglio se te la bevi in fretta" disse il barista. "Ci sta che i giapponesi arrivino prima di sera". Per qualche ragione pensò fosse molto buffo e rise a crepapelle per la "battuta".
"I giapponesi amano la birra" aggiunse, continuando a ridere. "Berranno fino all'ultima goccia della California quando arrivano".
[...]
"Lascia perdere la birra" dissi al barista prima di alzarmi dallo sgabello e dirigermi verso la porta. Erano mesi che non mi facevo una birra e non me la volevo far rovinare da un assurdo barista.


Il collo dello chaffeur rimase tranquillo mentre attraversava San Francisco diretto al Golden Gate. Intuivo che quel collo avrebbe potuto creare problemi in futuro. Cercai di figurarmi cosa potesse accadere se incrociavi quel collo. L'idea non mi piaceva affatto. Mi sarei tenuto sul lato buono del collo. Io e quel collo saremmo stati amici fraterni se l'avessi preso per il verso giusto.
Al collo non piaceva la parola champagne.
In futuro avrei evitato molto attentamente quella parola.
Al collo piaceva la parola bourbon, per cui quella era una parola che avrebbe sentito nominare parecchio.
In cosa diavolo mi stavo cacciando?


"Come?" dissi, perchè in quel momento serviva assolutamente un come, nient'altro che un come sarebbe stato adeguato alla situazione.
"Voglio che rubi un cadavere dall'obitorio".
Non aggiunse altro.
I suoi occhi erano molto azzurri. Anche nella semioscurità della macchina si vedeva chiaramente l'azzurro.
Quegli occhi mi stavano fissando. Aspettavano una risposta.
Anche il collo aspettava.
"Certo" risposi. "Se la paga è interessante domattina le faccio trovare il cadavere di Abramo Lincoln sull'uscio di casa insieme al giornale."
Era esattamente quello che voleva sentirsi dire.
Anche il collo voleva sentirlo.
"Come suonano mille dollari?" chiese.
"Per mille dollari le porto il cimitero al completo."

Richard Brautigan - "Sognando Babilonia"

giovedì 6 marzo 2008

Paura e disgusto a Las Vegas

L'editore sportivo mi aveva dato anche un anticipo di 300 dollari in contanti, la maggior parte dei quali era già stata spesa in droghe estremamente pesanti. Il baule della macchina pareva un laboratorio mobile della narcotici. Avevamo due borsate di erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina, e un'intera galassia di pillole multicolori, eccitanti, calmanti, esilaranti... e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiser, una pinta di etere puro e due dozzine di fiale di popper.



I vecchi elefanti si trascinano in cima alle colline per morire: i vecchi americani vanno in autostrada e guidano a morte sui loro macchinoni.



... Perchè dunque darsi disturbo di leggere i giornali, quando questo è tutto ciò che possono offrire? Agnew aveva ragione. La stampa è una congrega di checche crudeli. Il giornalismo non è una professione nè un mestiere. E' solo una modesta trappola per coglioni e sbandati - un falso portone sul retro della vita, una miserabile fossa biologica nelle grinfie degli ispettori edili, ma abbastanza profonda perchè un ubriacone ci si possa raggomitolare dentro e masturbarcisi come una scimmia nella gabbia.


Hunter S. Thompson - "Paura e disgusto a Las Vegas"
(grazie a Domenico per avermelo prestato prima ancora di averlo letto :) )